Santa Agostina Pietrantoni - La vita

Vita di una Santa

"Gesu' mio, spargi un raggio luminoso, sopra di me, e datemi puri sentimenti di amarvi per sempre, e fate che trapassata da questa valle di miserie, mi unisca tra gli eletti del Paradiso."

(Santa Agostina)

 

Livia Pietrantoni – questo è il nome secolare della Santa – nasce in paese il 27 marzo del 1864; lo stesso giorno riceve il Battesimo nella Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari, dal Reverendo Don Domenico Cercelli. Le vengono dati i nomi di OLIVIA (dal quale proviene Livia,) di ULPIA e di CANDIDIA (in onore di Santa Ulpia Candidia Martire, Patrona di Pozzaglia).

Alla fine del XIX° secolo Pozzaglia e' un borgo molto povero appena una manciata di case, tenacemente abbarbicate sul pendio di un monte. Un migliaio di abitanti - per lo più pastori o contadini - si trovano a vivere in un paesaggio pittoresco che s’innalza a 860 m. sul livello del mare. Livia e' la secondogenita di una famiglia di undici figli: i suoi genitori, Francesco Pietrantoni e Caterina Costantini sono piccoli agricoltori, lavorano la terra e qualche appezzamento in affitto. In casa, con la bambina, vivono anche i nonni paterni, Domenico e Adeodata: gente di stampo antico, ricca di valori spirituali e morali. Per questo motivo nonna Adeodata fa crescere Livia sotto le proprie direttive, educandola ad un tenore di vita contemporaneamente forte e soave. Ma anche il babbo e la mamma, benché occupati nel lavoro dei campi, non vengono meno al proprio ruolo di educatori, instillando nel cuore della figlia i loro stessi sentimenti di pietà e di bontà.

A soli sette anni comincia a lavorare con altri bambini alla costruzione della strada Orvinio – Poggio Moiano, trasportando con fatica numerosi secchi di ghiaia e di sabbia.

A dodici anni parte come “stagionale” con altre sue coetanee che, nei mesi invernali, si recano a Tivoli per la raccolta delle olive. Per la sua grande saggezza si assume la responsabilità morale e religiosa delle giovani compagne, riuscendo a tenere testa con fierezza e coraggio a “caporali” prepotenti e senza scrupoli. A soli quattro anni e mezzo – il 17 settembre 1868 – Livia riceve il sacramento della Cresima da Monsignor Carlo Gigli, Vescovo di Tivoli e intorno al 1876 fa la sua prima Comunione con una consapevolezza straordinaria per la sua tenera età. Presto impara da mamma Caterina le attenzioni e i gesti della maternità, che esprime con dolcezza tra i numerosi fratellini. Lavora nei campi e si prende cura degli animali. Conosce perciò poco i giochi e la scuola, eppure riesce a trarre un notevole profitto nonostante la sua irregolare frequenza, tanto da meritare dalle sue compagne il titolo di “PROFESSORA” .

Infanzia[ Clicca per ingrandire ]

Livia è una ragazza così piacevole per la sua  generosità e per la sua  bellezza da far innamorare diversi giovani del paese. Anche a mamma Caterina non sfuggono gli sguardi di ammirazione che si posano sulla figlia e comincia a sognare per lei una buona sistemazione e collocazione. La ragazza, però, ha un unico grande “Amore” e desidera un solo “Sposo”“Gesù Cristo”!
La sua ricerca si orienta, così, verso una vita di sacrificio e a chi, sia in famiglia che in paese, le chiede conto della sua scelta di prendere i voti, definendola una vera e propria “fuga dalla fatica”, la giovane risponde con decisione: “ Voglio scegliere una Congregazione dove c’è  lavoro per il giorno e per la notte”.
Nessuno dubita più delle sue parole!

Il fratello Antonio

A quei tempi, però, per farsi suora bisognava disporre di una “Dote”. E la giovane, invece è talmente povera da rischiare di non poter realizzare il proprio sogno! La Provvidenza, a quel punto, sembra metterci lo zampino. Uno zio materno di Livia , un tale Frà Matteo, (religioso tra i Fratelli della Misericordia) si offre di aiutarla. Tuttavia, la prima visita della ragazza a Roma - nella Casa Generalizia delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret - si conclude con una cocente delusione: il rifiuto di accoglierla! Alcuni mesi dopo, però, la Superiora Generale delle Suore della Carità – la Madre Giuseppina Bocquin - le fa sapere che l’aspetta nella Casa Generalizia di Via S. Maria in Cosmedin.

La Cappella della Refota

Livia si rende subito conto che questa volta è stata accettata nella Congregazione e che dovrà dare l’addio per sempre al suo paese natale, ai suoi amici e parenti. Con grande emozione saluta i propri compaesani, ogni angolo del villaggio e i “luoghi di preghiera”: la Parrocchia tanto amata e soprattutto la piccola Cappella detta della “Madonna della Refota”, ove spesso si recava a meditare ed a pregare la Beata Vergine Maria.

Abbraccia con affetto i familiari, si inginocchia per ricevere la benedizione di nonno Domenico, uomo pio ed onesto, bacia la porta della sua casa, vi traccia un segno di croce e corre via… verso la sua nuova vita!

Infanzia[ Clicca per ingrandire ]

Il 23 marzo del 1886, a soli 22 anni, la ragazza arriva a Roma . Pochi mesi di Postulato e di Noviziato bastano per provare che Livia ha la stoffa della Suora della Carità, vale a dire della “Serva dei Poveri, secondo la tradizione di San Vincenzo de’ Paoli e di Santa Giovanna Antida (Fondatrice della Congregazione). La giovane reca con sé, infatti, un bagaglio umano particolarmente solido, che le offre ogni garanzia di riuscita nella vita religiosa.

Quando veste, per la prima volta, l’abito monastico, le viene dato un nuovo nome: quello di Suor Agostina. La suora si accorge così che dovrà essere lei ad incarnare in sé le virtù che si addicono ad una vita vissuta santamente. Non le risulta, infatti, l’esistenza di una Santa con questo nome! Inviata all’Ospedale Santo Spirito di Roma, Agostina vi lavora come infermiera, distinguendosi per il suo amore incondizionato e per la sua dedizione totale nei confronti dei malati. Il clima in ospedale è ostile alla religione ed ai religiosi. La Questione Romana avvelena gli animi e le coscienze, vengono cacciati i Cappuccini, viene bandito il Crocifisso ed ogni altro segno religioso… Si vorrebbero allontanare anche le Suore, ma si teme l’impopolarità. In ogni caso si rende loro la vita impossibile. Alle religiose viene perfino proibito… di parlare di Dio. Suor Agostina, però, non ha bisogno della voce per “annunciare il Vangelo”. Nessun divieto può impedirle di vivere con coerenza la sua scelta “d’Amore” verso Iddio ed il Prossimo.

La Cappellina nel giardino della Casa Madre

Il suo servizio ai malati, prima nel reparto dei bambini e poi in quello dei tubercolotici, è instancabile.  Anche lei si ammala di tisi. Ma neanche il contagio mortale – dal quale in seguito guarisce miracolosamente - è in grado di ostacolarla nella sua straordinaria dedizione agli infermi. Nella corsia di disperazione e di morte dei tubercolosi Agostina dispensa le sue più amorevoli attenzioni ad ogni singolo paziente, in particolar modo a quelli più difficili, violenti ed osceni… ...come il “Giuseppe Romanelli”.

 In un piccolo e  nascosto angolo dell’Ospedale depone un quadro della Madonna: a Lei affida i suoi “raccomandati”, quei malati che sovente la insultano e la ingiuriano, e le promette altre veglie, maggiori sacrifici, per ottenere la Grazia della loro conversione. La corsia dell'Ospedale S. Spirito

Prega incessantemente per tutti, soprattutto per il Romanelli: egli è tra i degenti presenti nella corsia dei tubercolitici, il più volgare ed insolente. Le sue offese ed i suoi insulti sono rivolti in special modo a Suor Agostina che ad essi risponde sempre con animo gentile e magnanimo. Quando, dopo una sua ennesima bravata ai danni delle donne della lavanderia, il Direttore lo espelle dall’Ospedale, la sua rabbia cieca e disperata si volge contro la inerme Suora. Le fa pervenire in continuazione, attraverso dei biglietti, delle inquietanti minacce di morte: “Ti ucciderò con le mie mani”! “Suor Agostina, non hai più che un mese da vivere!

L’uomo non scherza affatto, ma Agostina è pronta a pagare con la vita il prezzo del suo amore per il Signore! Il 13 novembre del 1894 il Romanelli la sorprende e la colpisce crudelmente con numerose pugnalate. La giovane donna non ha scampo: dalla sua bocca escono, però, solo parole di perdono per il suo spietato assassino… ed un ultima, accorata, invocazione alla Santissima Madre del “suo Gesù”.

Agostina sul letto di morte

La notizia della sua cruenta morte fa il giro della città di Roma in un baleno e, attraverso le agenzie di stampa, giunge in tutta Italia e persino all’estero.

Una folla enorme, silenziosa e commossa sfila per due giorni, il 14 ed il 15 novembre dinanzi alla sua salma. Nel pomeriggio del 15 novembre del 1894 i suoi funerali sono celebrati in forma solenne a Santo Spirito in Sassia dal Card. Lucido Maria Parocchi. L’intera città, in quell’occasione scende sulle strade e nelle piazze per rendere l’ultimo omaggio alla giovane Suora Agostina… “MARTIRE DELLA CARITA’”.

 Il  16 novembre, infine, la sua salma viene  tumulata nella tomba delle Suore della Carità, presso il Cimitero del Verano. Il 17 novembre del 1894, Monsignor Ulisse Alessandri pronuncia nella Chiesa Parrocchiale di Pozzaglia Sabina - in occasione delle funebri onoranze rese alla Egregia Suor Agostina - un discorso teso a dipingere i tratti che l’avevano condotta… “sulla strada della Santità”.

La morte[ Clicca per ingrandire ]

Molto tempo dopo, più precisamente il 15 marzo del 1941, le spoglie mortali di Suor Agostina vengono traslate e tumulate nella Chiesa della Casa Generalizia della Congregazione fondata da Santa Giovanna Antida Thouret.

Preghiera in francese

Molti eventi prodigiosi, verificatisi in relazione alle numerose richieste di intercessione rivolte dalla gente alla eroica Suora, furono lo stimolo che determinò l’apertura del processo ordinario informativo che si tenne a Roma dal 1936 al 1939. Il 14 dicembre del 1945 fu emesso un decreto per l’introduzione della causa che, in seguito, permise di dichiarare Beata, Suor Agostina. Il 12 novembre del 1972, dopo soli 78 anni, Livia fu proclamata Beata nella Basilica Vaticana da Papa Paolo VI.

Nell’omelia pronunciata da quest’ultimo durante la cerimonia di beatificazione furono toccati accenti di straordinaria poesia:

Comunicazione ufficiale dell'evento

“C’era una volta, e ancora c’è un volto nuovo, un villaggio chiamato Pozzaglia, nei colli della Sabina, circondato da poveri campi e da ulivi d’argento; c’era una parrocchia che dava a quel popolo buono un’anima cristiana: e c’era là una casa benedetta, nido pieno di voci infantili, tra le quali, precocemente saggia, quella di Oliva, chiamata poi Livia….”.

Paolo VI la descrisse così, al fine di tracciarne l’eroico percorso di vita: “ semplice, limpida, pura, amorosa… e alla fine… dolorosa e tragica… anzi… simbolica”.

Infine, il 18 Aprile del 1999, Suor Agostina fu elevata agli onori degli altari in una Piazza San Pietro stracolma di pellegrini.

Papa Giovanni Paolo II pronunciò, durante la solenne celebrazione, le seguenti parole:

“In un’epoca caratterizzata da un vento di laicizzazione, Agostina Livia Pietrantoni, si fa testimone dei valori dello spirito… Il sacrificio supremo del sangue sarà il suggello definitivo della sua vita, spesa nell’indiviso amore a Dio e ai fratelli.”

La Congregazione per il Culto Divino ha eletto, con un Decreto del 29 Aprile 2003, l’umile Suor Agostina “Patrona degli infermieri” d’Italia.

Le spoglie mortali di Santa Agostina Pietrantoni  traslate dalla Cappella della Casa Generalizia della Congregazione delle Suore della Carità, a Roma, in Via S. Maria in Cosmedin, sono state riposte nella Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari a Pozzaglia Sabina il 14 novembre del 2004. Dopo più di un secolo, Livia ha fatto… “ritorno” alla sua terra natiale

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Lettere[ Clicca per ingrandire ]

Bozza del Decreto con cui Santa Agostina Pietrantoni è stata eletta Patrona degli Infermieri.

Spostamento[ Clicca per ingrandire ]

Documento che decreta il ritorno delle dpoglie mortali di Santa Agostina Pietrantoni a Pozzaglia.

Lettere[ Clicca per ingrandire ]

 

Lettere[ Clicca per ingrandire ]

Le lettere che Santa Agostina Pietrantoni  ha scritto ai genitori, negli anni in cui ha lavorato all’Ospedale Santo Spirito in Roma, rappresentano la testimonianza più vivida della sua vocazione religiosa e della sua fede in Dio.

Culto[ Clicca per ingrandire ]

Presso la Chiesa Parrocchiale, nella Cappella dedicata a Santa Agostina,  vengono custodite, quindi, la reliquia e l’urna con i resti mortali della Santa.

Nipote[ Clicca per ingrandire ]

Il Parroco della Parrocchia di San Nicola di Bari di Pozzaglia Padre Carlo Ruti è  a disposizione dei fedeli per migliorare il rapporto cosciente con Dio e per  approfondimenti, dubbi e consigli sulla spiritualità.

Per ora può essere contattato per telefono – 0765/934042  o a mezzo posta  - Padre Carlo Ruti  Via Corte, 2 – 02030 Pozzaglia Sabina (Rieti).

Anche il mondo dello spettacolo ha voluto onorare la figura di Santa Agostina.

Il Teatro Stabile di Calabria diretto da Geppy Gleijeses ha portato sulle scene lo spettacolo tratto dal testo di Rodolfo Chirico dal titolo Suor Agostina ovvero Chi ha assassinato la suora che gridava il vangelo. Dedicato.

La rappresentazione si è tenuta nel 2006 e nel 2008 presso la sala Lancisi del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia (Roma) dove nel 1894 c’era la corsia dei malati di tisi. Oggi la sala ospita eventi di vario genere.

Fanno parte del cast gli attori Marianella Bargili, Leda Negroni, Lombardo Fornara oltre a numerosi altri nomi noti. La regia è di  Roberto Guicciardini.